venerdì 15 febbraio 2008

Il regime dei minimi

Diciamo subito che l'argomento avrebbe bisogno di fiumi d'inchiostro (reale e virtuale) per essere sviscerato interamente. Inoltre essendo nato da poco anche la stessa Agenzia delle Entrate sta ancora prendendo le misure con alcuni aspetti particolari ed innovativi di questo regime.

Cerchiamo di definire gli aspetti fondamentali. Il regime dei minimi è, secondo quanto previsto dalla Finanziaria 2008 (articolo 1 commi da 96 a 117), il regime naturale per tutte le micro imprese ed i piccoli professionisti. Dovrebbe, nelle intenzioni dei suoi ideatori, consentire un risparmio d'imposta e anche un risparmio di spese amministrative (in pratica intendono che si risparmia il commercialista).
Possono aderire al regime in questione i soggetti che:
  1. nei 3 anni precedenti non hanno acquistato, anche attraverso contratti di locazione, beni strumentali per un valore superiore a 15.000 euro;
  2. nell'anno solare precedente hanno conseguito ricavi o compensi fino a 30.000 euro;
  3. nell'anno solare precedente non hanno avuto dipendenti o collaboratori, anche a progetto;
  4. nell'anno solare precedente non hanno dato compensi ad associati in partecipazione che apportano solo lavoro;
  5. nell'anno solare precedente non hanno effettuato cessioni all'esportazione o operazioni simili.
Come vedete si tratta di limiti abbastanza stringenti, specialmente il primo. L'Agenzia delle Entrate ha chiarito che nei 15.000 euro rientrano anche le locazioni non finanziarie (non solo i leasing quindi ma anche i volgari affitti), per cui in caso di canone mensile di locazione pari a 450 euro al mese per l'ufficio o il negozio siamo già fuori.

Una volta entrati nel regime abbiamo una serie di "vantaggi" da valutare con una certa attenzione.
  • Il reddito viene assoggettato ad una imposta sostitutiva Irpef pari al 20% e non si è soggetti all'Irap. La norma prevede espressamente che i contributi previdenziali obbligatori (Inps artigiani e commercianti, Inarcassa, Enpals, ecc.) siano dedotti dal reddito prima del calcolo dell'imposta sostitutiva.
  • I contribuenti minimi si comportano ai fini Iva come dei consumatori finali e cioè non detraggono (scaricano) l'Iva sugli acquisti e non addebitano l'Iva sulle vendite.
  • Non c'è l'obbligo di registrare e tenere le scritture contabili ai fini delle imposte dei redditi, né hanno obblighi di effettuare liquidazioni o versamenti ai fini Iva. Gli unici obblighi contabili sono quelli di conservare e numerare le fatture di acquisto, di certificare le operazioni attive con scontrini o fatture di vendita, di compilare il modello Intrastat per le importazioni e di integrare le fatture di acquisto intracomunitario o quelle con reverse charge (in questo caso l'Iva è da versare il 16 del mese successivo, come i mensili).
  • Non applicano le regole del TUIR e il reddito segue strettamente il principio di cassa (questo significa in soldoni niente ammortamenti per i beni strumentali che si deducono integralmente e niente ratei o risconti).
  • Non sono soggetti a Studi di Settore (l'aspetto a mio parere più positivo di tutta la faccenda).
Per chiudere un accenno alle circostanze di uscita dal regime. Il regime cessa per opzione espressa o per superamento dei limiti. In tali casi si rientra nel regime ordinario a partire dall'esercizio successivo a quello in cui si sono superati i limiti. Nel caso in cui si superi il limite di 45.000 euro di ricavi o compensi la norma prevede che si rientri nel regime ordinario immediatamente nello stesso esercizio con conseguenze, specie ai fini Iva, che definire drammatiche è poco.

Ci sono alcuni altri elementi ostativi che impediscono di aderire al regime in questione. Non possono aderire i soggetti che effettuano operazioni immobiliari o rivendita di autoveicoli (già il fatto di specificarlo mi sembra strano), chi ha un regime Iva particolare (vendita mobili usati, agenzie di viaggio, ecc.) e chi è socio di società di persone, Srl in regime di trasparenza o fa parte di associazioni professionali. Nel caso in cui tali fatti si verifichino successivamente comportano la cessazione dal regime dei minimi.

Questi sono gli aspetti fondamentali. In successivi interventi andremo ad analizzare vantaggi e svantaggi più o meno visibili.

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