martedì 29 aprile 2008

Impresa familiare e recesso del collaboratore

Con la risoluzione n.176/E del 28 aprile 2008 l'Agenzia delle Entrate tratta il caso della cessazione dell'impresa familiare. In particolare si occupa del trattamento delle somme corrisposte a titolo di liquidazione al familiare che esce dall'impresa.

L'impresa familiare è una figura che discende dall'art.230 bis del codice civile. Con essa si può stabilire che un familiare che presta il proprio lavoro nell'impresa di famiglia (normalmente a titolo gratuito) abbia un diritto di partecipazione agli utili dell'impresa ed ai beni acquistati con essi, nonché agli incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato. Il diritto di partecipazione è intrasferibile e può essere liquidato in denaro alla cessazione, per qualsiasi causa, della prestazione di lavoro ed in caso di alienazione dell'azienda.

A livello fiscale l'art. 5 del DPR 22 dicembre 1986, n 917 (TUIR) prevede che i redditi delle imprese familiari siano imputati a ciascun familiare proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili e fissa il limite massimo di tale imputazione al 49 per cento dell'ammontare risultante dalla dichiarazione dei redditi dell'imprenditore. Il titolare perciò deve avere sempre almeno il 51%.

L'impresa familiare è comodissima e consente di avere gli stessi effetti fiscali di una società con una spesa decisamente inferiore (notaio in primis). Agli effetti pratici l'impresa resta una ditta individuale che in sede di dichiarazione suddivide il reddito con l'associato (che avrà un importo di partecipazione nel quadro H) .

Per quanto riguarda la liquidazione eventualmente corrisposta al familiare in caso di recesso non è espressamente comtemplata nel TUIR. L'Agenzia nella risoluzione arriva alla conclusione che tale somma non è riconducibile a nessuna delle categorie reddituali previste dal TUIR e di conseguenza non va assoggettato ad IRPEF per chi lo riceve. Simmetricamente la somma in questione non costituirà un componente negativo per chi la corrisponde e non sarà deducibile dal reddito d'impresa.

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