lunedì 21 aprile 2008

Rivalutazione partecipazioni in società non quotate

Avevamo già parlato tempo fa della rivaluzione dei terreni prevista dalla Finanziaria 2008 (vedi questo post).

Tale normativa riguarda anche la rivalutazione delle partecipazioni in società non quotate in borsa. La rivalutazione ha, come per i terreni, l'effetto di abbattere la plusvalenza che si ha al momento delle cessioni delle quote.

Dobbiamo però fare alcune precisazione in quanto le partecipazioni si dividono, ai fini della normativa in esame, tra:
  • qualificate (ex art. 67, comma 1, lettera c) del D.P.R. n. 917/1986). Partecipazione con una percentuale di diritti di voto nell'assemblea ordinaria superiore al 20% o partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 25%.
  • non qualificate (ex art. 67, comma 1, lettera c-bis) del D.P.R. n. 917/1986). Partecipazioni con una percentuale di diritti di voto esercitabili nell'assemblea ordinaria non superiore al 20% o partecipazione al capitale od al patrimonio non superiore al 25%.
Tra le due tipologie cambia sia il modello di tassazione da applicare alla plusvalenza sia l'ammontare dell'imposta sostitutiva da versare. Cambiano di conseguenza anche le valutazioni di convenienza.

Per le non qualificate le plusvalenze vengono tassate al 12,5% (imposta sostitutiva secca, art. 5, comma 2 del D.Lgs. 21/11/1997, n. 461). La rivalutazione invece si effettua tramite il pagamento di una aliquota del 2% sull'importo rivalutato.
Ad esempio:
Valore della partecipazione al 1.1.08 = 100.000 euro
Valore di rivalutazione e prezzo cessione = 150.000 euro
Costo rivalutazione = 3.000 euro (150.000 x 2%)
Plusvalenza senza rivalutazione = 6.250 (50.000 x 12,5%)
In questo caso quindi la rivaluzione è effettivamente conveniente.

Le plusvalenze derivanti da partecipazioni qualificate concorrono a formare il reddito nella misura del 49,72% del loro ammontare. Tale importo è stato recentemente innalzato dal 40% in seguito alla riduzione delle aliquote IRES e IRAP. La rivalutazione prevede il versamento di un'imposta sostitutiva pari al 4% del valore rivalutato.
In questo caso per valutare la convenienza della rivalutazione sarà necessario considerare la situazione reddituale del soggetto e la sua aliquota marginale.

Possono avvalersi della presente rivalutazione:
  • Persone fisiche, per le operazioni non rientranti nell'esercizio di attività commerciali;
  • Soggetti non residenti, per le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di partecipazioni in società residenti in Italia che non siano riferibili a stabili organizzazioni;
  • Società semplici e società ed associazioni ad esse equiparate ai sensi dell’articolo 5 del TUIR e enti non commerciali qualora l'operazione non rientra nell'esercizio di attività commerciali.

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