domenica 1 novembre 2009

Limiti dimensionali per il fallimento

Per poter essere dichiarata fallita e per accedere al concordato preventivo un'impresa deve superare una serie di limiti dimensionali. Tali limiti sono stati introdotti dalla riforma fallimentare con il D.Lgs n.5 del 9 gennaio 2006, successivamente integrato con il D.Lgs n.169 del 12 settembre 2007.

Tale norma, all'articolo 1, sancisce che:
Non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori di cui al primo comma, i quali dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti:
  1. aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall'inizio dell'attivita' se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila;
  2. aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di fallimento o dall'inizio dell'attivita' se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila;
  3. avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila.
I limiti di cui alle lettere a), b) e c) del secondo comma possono essere aggiornati ogni tre anni con decreto del Ministro della giustizia, sulla base della media delle variazioni degli indici ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati intervenute nel periodo di riferimento

Le tre condizioni devono essere tutte rispettate, basta oltrepassare anche uno solo dei limiti previsti per essere passibili di fallimento.

Il primo requisito è di semplice individuazione per quanto riguarda i soggetti tenuti alla redazione del bilancio d'esercizio (le società di capitali), mentre per quanto riguarda società di persone e imprese individuali occorre far riferimento alle scritture contabili o al modello Unico.

Il secondo requisito considera i ricavi dei tre esercizi precedenti. Anche qua occorre fare riferimento al bilancio (tipicamente le voci A1, ricavi delle vendite e delle prestazioni, e A5, altri ricavi e proventi, con separata indicazione dei contributi in conto esercizio, del conto economico) o ai registri iva e modello Unico. Visto che la norma parla di "ricavi" non dovranno essere considerate le plusvalenze e i proventi straordinari.

L'ultimo parametro riguarda l'ammontare dei debiti complessivamente a carico della società (intendendo sia quelli scaduti che quelli che ancora dovranno arrivare a scadenza) al momento dell'istanza di fallimento.

Un altro limite, previsto dall'articolo 15, riguarda l'ammontare dei debiti scaduti.

Non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento se l'ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell'istruttoria prefallimentare e' complessivamente inferiore a euro trentamila. Tale importo e' periodicamente aggiornato con le modalita' di cui al terzo comma dell'articolo 1.

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