venerdì 17 settembre 2010

La conciliazione giudiziaria

La conciliazione giudiziaria, prevista dall'art. 48 del D.Lgs. 31 dicembre 1992 n.546, è uno strumento per definire in maniera consensuale una controversia di natura fiscale nell'ambito di un processo tributario. Si tratta quindi di una possibilità riservata alla fase del ricorso in Commissione Tributaria. La legge prevede che sia possibile solamente all'interno del processo di primo grado (di fronte quindi alla C.T. Provinciale).

Come il nome suggerisce si tratta di una forma di accordo tra le parti a cui si arriva prima di giungere alla sentenza. Può essere totale o anche parziale per definire un aspetto della causa. Esistono due tipologie di conciliazione giudiziaria:
  1. Fuori udienza;
  2. In udienza.
La prima tipologia si perfeziona al di fuori dell'aula di tribunale dopo che le parti, il contribuente da una parte e l'Ufficio dall'altra, sono giunte ad un accordo in base al quale chiudere la controversia. In tale ipotesi è l'Agenzia delle Entrate che presenta al giudice la proposta di conciliazione definita dalle parti. Il giudice è chiamato a valutare la sussistenza dei presupposto e le condizioni di ammissibilità dell'accordo raggiunto. La richiesta di conciliazione può essere fatta al massimo entro la data fissata per la trattazione in camera di consiglio (oppure fino alla data per la discussione in pubblica udienza se richiesta). Se l'istanza viene fatta prima della fissazione della data di trattazione il giudice dichiara con decreto l'estinzione del giudizio o, nel caso in cui la proposta sia respinta, fissa la data per la discussione del caso.

La conciliazione in udienza ha invece ad oggetto una proposta di conciliazione fatta dal contribuente al giudice. La proposta, contenente in pratica la somma che il ricorrente ritiene congrua per chiudere la pratica, sarà notificata all'Agenzia delle Entrate almeno dieci giorni prima dell'udienza fissata. Nel corso dell'udienza sarà effettuato il confronto dalle parti e se è raggiunto un accordo lo stesso viene ratificato dal giudice con un apposito verbale.
Anche senza l'intervento del contribuente può essere il giudice stesso che di propria iniziativa, durante l'udienza, solleciti le parte perché si arrivi ad una posizione di compromesso.

Nel caso in cui le parti non riescano ad accordarsi non ci sono particolari conseguenze e il giudizio prosegue con i modi ed i tempi ordinari.

I vantaggi previsti in caso di conciliazione, oltre all'ovvio risparmio di tempo specie nel caso in un cui sia effettuata fuori udienza, sono:

  • si evita i rischi e le spese che può comportare un proseguimento della lite negli ulteriori gradi di giudizio;
  • le sanzioni amministrative sono ridotte ad un terzo del loro ammontare;
  • annulla le pene accessorie;
  • diminuisce fino alla metà le pene previste per i reati tributari.
La conciliazione si perfezione non tanto al momento del decreto o del verbale redatto dal giudice ma al momento del pagamento della somma dovuta che può avvenire:
  • in un'unica soluzione entro 20 giorni dal verbale o dal decreto;
  • in 8 rate trimestrali (12 se l'importo supera i 51.645,69 euro) con la prima rata scadente entro lo stesso termine di cui sopra. La rateazione segue le stesse regole previste per le rate degli avvisi di accertamento e quindi calcolo degli interessi legali sulle rate successive e presentazione di apposita fideiussione a garanzia.
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