giovedì 23 settembre 2010

Riaddebito spese per locale ad uso comune

Non capisco perché il Sole 24 Ore di oggi sia andato a ripescare la risposta ad un quesito che risale addirittura alla circolare 38E del 23 giugno 2010. L'argomento è il riaddebito delle spese per uso di un locale comune tra colleghi nel caso di reddito di lavoro autonomo. Il classico esempio in questo caso è il gruppo di giovani avvocato o commercialisti che lavorano insieme ma in maniera autonoma che affittano uno studio e se lo dividono. In questi casi a livello pratico accada che il contratto di affitto viene fatto in capo ad uno soltanto il quale poi riaddebita le spese ai colleghi.

Ci sono alcuni problemi che nascono a livello fiscale da questo comportamento ma sono stati tutti superati dall'Agenzia delle Entrate con circolari e chiarimenti negli anni. Il quesito posto recentemente è il seguente:
D: Come registrare il riaddebito di spese a colleghi per l’uso comune degli uffici, considerando che gli studi di settore prevedono che le spese debbano essere considerate al netto dei riaddebiti? Può infatti accadere che il rimborso avvenga nell’anno successivo al pagamento e che ne derivino, quindi, squadrature con gli studi di settore.
R: Il reddito di lavoro autonomo è determinato dalla differenza tra i compensi percepiti e le spese sostenute. Ai fini reddituali le somme incassate per il riaddebito dei costi ad altri professionisti per l’uso comune degli uffici non costituisce reddito di lavoro autonomo e quindi non rileva quale componente positivo di reddito. E’ corretto ritenere che il costo sostenuto può essere dedotto dal professionista solo parzialmente, vale a dire per la parte riferibile alla attività da lui svolta e non anche per la parte riaddebitata o da riaddebitare ad altri. Infatti la parte di costo riaddebitata o da riaddebitare non è inerente alla attività da questi svolta e quindi non assume rilevanza reddituale quale componente negativo. Nella imputazione delle componenti reddituali al periodo d’imposta il reddito di lavoro autonomo segue il criterio di cassa, principio che può essere derogato solo nelle ipotesi previste. Pertanto il costo rimborsato al professionista dal collega per l’uso comune del locale di esercizio dell’attività nel periodo d’imposta successivo non può considerarsi rilevante ai fini reddituali per il professionista che lo riceve. Detto componente sarà invece rilevante per il professionista (collega), nel periodo d’imposta in cui effettivamente lo corrisponde per l’uso dei locali.
Qua viene chiarito che il riaddebito non si considera come un ricavo ma bensì come uno storno del costo della locazione. In caso contrario avremmo pesanti contraccolpi specialmente a livello di studio di settore. Pertanto se l'affitto da me pagato è pari a 12.000 euro annui da dividere in parti uguali con altri due colleghi, al rigo RE10 (spese per gli immobili) indicherò semplicemente 4.000 euro.
L'Agenzia nella risposta risolve in maniera molto pragmatica un altro problema. Andando per cassa può accadere che il professionista paghi a dicembre (ipotizziamo pagamenti trimestrali anticipati) 3.000 euro, il rimborso sarà effettuato dagli altri due solamente nel corso dell'anno successivo. In tal caso io ho il problema di non poter rettificare l'affitto pagato con il riaddebito che riceverò e in teoria dovrei anche imputare all'anno successivo.
La soluzione dell'Agenzia è molto pragmatica. Dice in sostanza che il professionista deve considerare solamente la sua quota di reddito ignorando quella che ha riaddebitato utilizzando in pratica il criterio di competenza. Gli altri colleghi continueranno invece a seguire il regime ordinario e porteranno in deduzione il costo solo nell'anno del pagamento (quello successivo nel nostro esempio).

Esiste infine una terza problematica legata a questo comportamento collegata al regime dei minimi. I minimi hanno un limite di spesa per beni strumentali (in cui si includono anche le spese per canoni di locazione) di 15.000 euro nel triennio. Quindi in teoria prendere in locazione un immobile per poi rigirarne il costo in parte ad altri soggetti comporterebbe l'uscita dal regime. A questo proposito si è però espressa l'Agenzia delle Entrate con la circolare n. 7e del 28 gennaio 2008 che, in maniera molto coerente, ha chiarito che per il limite di 15.000 euro vale solo la quota di competenza, al netto quindi della parte riaddebitata:
Domanda: nel caso in cui più professionisti si dividano un unico appartamento, ma il contratto di locazione e quelli relativi alle utenze siano stipulati da uno solo di essi, il quale riaddebita detti costi agli altri professionisti, come va misurato il parametro del valore dei beni strumentali, che, riferito al triennio precedente, non deve essere superiore a 15.000 euro?
Risposta: Al fine di verificare il rispetto del requisito di cui al comma 96, lettera b), occorre far riferimento al costo che risulta effettivamente sostenuto da ciascun soggetto. Nella fattispecie descritta nella domanda, dunque, per il professionista che risulta intestatario del contratto di locazione rileverà il canone corrisposto al locatore al netto del canone riaddebitato ai professionisti subconduttori. Per i subconduttori, rileverà la quota corrisposta al sublocatore a titolo di riaddebito dei costi.
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