martedì 12 ottobre 2010

Accertamenti su Srl a base familiare

L'argomento di cui voglio parlare oggi è quello degli accertamenti effettuati nei confronti di società a responsabilità limitata caratterizzate da una compagine sociale ristretta, pochi soci spesso appartenenti tutti ad una stessa famiglia.
Da qualche anno a questa parte l'Agenzia delle Entrate in seguito all'accertamento di maggiori redditi in capo alla società ha iniziato a tassare anche i soci per la presunzione che questi avessero ricevuto quale dividente occulto tali guadagni non dichiarati.

Per comprendere bene la portata del fenomeno è necessario chiarire il meccanismo della tassazione nelle società. Per quanto riguarda le società di persone i redditi vengono tassati per trasparenza e cioè interamente tassati in capo ai singoli soci in base alle quote possedute, esiste cioè una presunzione legale di integrale distribuzione. Nelle società di capitali non esiste tale presunzione, i redditi sono tassati in capo alla società e solo in caso di esplicita distribuzione di dividenti si assiste ad una ulteriore tassazione in capo al socio. l'Erario non si accontenta infatti delle imposte già pagate dalla società ma vuole qualcosa anche dal singolo socio. Per evitare che l'imposizione diventi eccessiva è stato previsto un meccanismo per il quale costituisce reddito in capo al socio solo il 49,72% di ciò che percepisce a titolo di dividendo (riceve 1.000 euro ma paga le tasse su un reddito di 497 euro). A titolo di excursus storico vale la pena di ricordare che la percentuale era del 40% quando l'aliquota Ires era pari al 33% e che ai tempi dell'Irpeg vigeva un meccanismo completamente differente consistente in un credito d'imposta in capo al socio per quello che aveva pagato la società (nessuno ne sentirà la mancanza, fidatevi).

Da qualche anno a questa parte è possibile per le Srl a ristretta base azionaria optare per un sistema di tassazione per trasparenza equivalente a quello delle società di persone. Tale possibilità è prevista dagli articoli 115 e seguenti del Tuir
Esercitando l'opzione di cui al comma 4, il reddito imponibile [...] è imputato a ciascun socio, indipendentemente dall'effettiva percezione, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili
In sede di accertamento verso una Srl accadeva quindi che fosse la società l'unica responsabile delle maggiori imposte richieste e in virtù della autonomia patrimoniale perfetta e della responsabilità limitata nulla venisse chiesto ai soci. La Srl diventava quindi un veicolo perfetto per tutelare i soci in caso di evasione fiscale.

Da alcuni anni a questa parte però gli uffici dell'Agenzia delle Entrate hanno iniziato a far seguire all'avviso di accertamento emesso nei confronti della società, ulteriori avvisi di accertamento nei confronti dei soci. A questi ultimi viene contestato di aver percepito i maggiori redditi scaturiti dall'accertamento in capo alla Srl.
Tale costruzione non deriva da alcuna norma di legge particolare ma dalla presunzione semplice che nelle piccole società siano i soci ad aver percepito i redditi extra (che chiaramente non sono rimasti all'interno della società). Purtroppo per i contribuenti italiani la Corte di Cassazione ha appoggiato e ritenuto valida tale ricostruzione in numerose sentenze (n. 7174 del 16 maggio 2002, n. 16885 dell'11 novembre 2003, n.16729 dell'8 agosto 2005). Dice infatti la Corte:
Nel caso di società a ristretta base sociale, è ammissibile la presunzione di distribuzione ai soci degli utili non contabilizzati, la quale non viola il divieto di presunzione di secondo grado, poiché il fatto noto non è costituito dalla sussistenza dei maggiori redditi induttivamente accertati nei confronti della società, ma dalla ristrettezza della base sociale e dal vincolo di solidarietà e di reciproco controllo dei soci che, in tal caso, normalmente caratterizza la gestione sociale.
La ristretta base sociale e il vincolo di solidarietà implicito rende logica la presunzione (semplice) effettuata dall'Agenzia delle Entrate.
Quindi può benissimo accadere che oltre al danno di avere un accertamento ci sia la beffa di vedersi richiedere ulteriori imposte, sanzioni e interessi anche dai soci. Il meccanismo in questione scatta unicamente in presenza di accertamenti che fanno derivare l'incremento del reddito da ricavi non dichiarati o da costi inesistenti. Una rettifica derivante, ad esempio, dalla contestazione della deducibilità di un costo effettivamente sostenuto non avrebbe alcuna conseguenza per i soci.

Naturalmente essendo una presunzione semplice al contribuente è concesso opporre le proprie argomentazioni a difesa e il giudice è libero di interpretare e soppesare le varie posizioni.
Gli aspetti fondanti della presunzione sono:
  • la ristrettezza della base sociale: la Cassazione non da numeri pertanto vale il buon senso. Nella stragrande maggioranza dei casi tale requisito sarà inattaccabile;
  • vincolo di solidarietà e reciproco controllo: per dare prova contraria occorrerebbe dimostrare che il socio non ha mai avuto possibilità di controllo gestionale della società e che i rapporti con gli amministratori erano orientati più al sospetto che alla solidarietà (ad esempio era stata esercitata l'azione di responsabilità contro l'amministratore, aver esercitato il controllo contabile previsto dalla legge, ecc.)
Come si intuisce facilmente la presunzione in questione è sostanzialmente inattaccabile sul piano della logica. Di particolare interesse è il caso dell'accertamento con adesione relativa alle Srl con base sociale ristretta. Per evitare conseguenze nefaste successive sarebbe il caso di contrattare con l'Ufficio anche questo aspetto. Nella pratica si cerca di includere nell'adesione una sorta di clausola di salvaguardia per cui l'Agenzia prende atto che i maggiori redditi sono restati nell'impresa, oppure più pragmaticamente si cerca di ottenere uno sconto dal lato della società per compensare le maggiori imposte che verranno richieste ai soci.  
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