lunedì 11 ottobre 2010

Accertamento da studi di settore: il contraddittorio

Negli accertamenti derivanti dall'applicazione degli studi di settore il contraddittorio rappresenta un passaggio necessario e fondamentale per difesa del contribuente.

Il contraddittorio, cioè la richiesta all'impresa di presentarsi e fornire i necessari chiarimenti sul perché c'è stato uno scostamento dal valore puntuale, è obbligatorio in quanto previsto dalla legge n. 146 dell'8 maggio 1998 che all'articolo 10 dice:
3-bis. Nelle ipotesi di cui al comma 1 l'ufficio, prima della notifica dell'avviso di accertamento, invita il contribuente a comparire, ai sensi dell'articolo 5 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218.
Una volta ricevuto l'avviso il contribuente può scegliere di:
  1. presentarsi all'ufficio e instaurare il contraddittorio
  2. non presentarsi e attendere l'avviso di accertamento
  3. aderire al contenuto dell'invito a comparire
L'adesione al contenuto dell'invito (con sanzioni ridotte ad un ottavo e pagamento a rate senza presentazione di fideiussione) è una possibilità tutto sommano recente, introdotta dal D.L. 185 del 2008 che ha introdotto il comma 1-bis dell'articolo 5 del Decreto legislativo n. 218 del 19 giugno 1997:
1-bis. Il contribuente può prestare adesione ai contenuti dell'invito di cui al comma 1 mediante comunicazione al competente ufficio e versamento delle somme dovute entro il quindicesimo giorno antecedente la data fissata per la comparizione. Alla comunicazione di adesione, che deve contenere, in caso di pagamento rateale, l'indicazione del numero delle rate prescelte, deve essere unita la quietanza dell'avvenuto pagamento della prima o unica rata. In presenza dell'adesione la misura delle sanzioni applicabili indicata nell'articolo 2, comma 5, è ridotta alla metà.
Tralasciamo però questo discorso e torniamo sulle conseguenze del contraddittorio vero e proprio. La Corte di Cassazione si è spesso pronunciata sull'importanza e sulle implicazioni di tale fase. Il primo aspetto da chiarire è che lo Studio di Settore rappresenta una presunzione semplice che quindi ha bisogno di essere supportata da valutazioni specifiche rispetto al caso concreto.

Se il contribuente non instaura il contraddittorio non presentandosi all'appuntamento fissato con l'Ufficio, per la suprema corte ciò significa che c'è da parte del soggetto sotto verifica il rifiuto a confutare nel merito le risultanze dello studio e l'ammissione implicita della loro validità. L'Agenzia delle Entrate potrà quindi procedere all'emissione dell'avviso di accertamento senza cercare elementi a supporto, basandosi quindi unicamente sul risultato dello Studio (sentenze n. 15909 e 18227 del 2010).

Quando invece si instaura il contraddittorio il contribuente potrà presentare all'Ufficio ogni elemento ritenuto valido a giustificare lo scostamento. L'Agenzia nel successivo avviso di accertamento dovrà giustificare, con motivazioni non solo di facciata, quale ragionamento l'ha portato a non ritenere valide le giustificazioni. Sarà anche necessario fornire "la dimostrazione dell'applicabilità al caso concreto dello standard prescelto" (sentenza n. 18941).
Una volta terminato il contraddittorio, che evidentemente conviene sempre e comunque fare per non semplificare troppo il lavoro al nemico, l'ufficio valuterà se rinunciare all'accertamento (ipotesi quasi fantascientifica), se considerare solamente in parte le giustificazioni addotte e accertare un reddito inferiore al valore puntuale o se rifiutare in toto le motivazioni e accertare per il valore inizialmente contestato.

Nel caso in cui l'avviso di accertamento venga impugnato in sede giudiziaria toccherà al giudice valutare le conclusioni dell'Agenzia e la forza dei giustificativi del contribuente. Essendo infatti gli studi unicamente presunzioni semplici la loro applicabilità è rimessa alla valutazione del giudice.
Nel giudizio il contribuente non è limitato agli elementi presentati in sede di contraddittorio (o non presentati in caso di mancata presentazione) ma potrà portare tutti gli elementi, notizie o fatti che riterrà utili a provare la non rispondenza dello studio alla sua particolare realtà. Tale conclusione è stata oggetto di numerose sentenze (n.15905, 15909 e 18227) trasfuse poi nella circolare n.19E del 14 aprile 2010:
Infatti, la Cassazione ha affermato che innanzi al giudice tributario “il contribuente potrà proporre ogni eccezione (e prova) che ritenga utile alla sua difesa, senza essere vincolato alle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo, e anche nel caso in cui egli all’invito al contraddittorio non abbia risposto, restando inerte”.
La circolare ripercorre in pratica molti aspetti che abbiamo ripercorso nel corso del post e rappresenta una lettura interessantissima (si fa per dire) sull'argomento. Di seguito il testo:
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