martedì 26 ottobre 2010

Restituzione prodotti e rimborso del prezzo pagato: aspetti fiscale

E' prassi abbastanza frequente che i negozi propongano per alcuni o per tutti i prodotti in vendita la clausola "soddisfatto o rimborsato". In sostanza si concede un limite temporale entro il quale il cliente può riportare l'acquisto al negozio e ricevere in cambio un buono acquisto di valore corrispondente o un rimborso in denaro. L'aspetto di cui voglio occuparmi è quello relativo alla restituzione della somma pagata in quanto più problematico dal punto di vista fiscale e amministrativo.
E' necessario premettere che se il bene è stato venduto con fattura non c'è alcun problema, si emette una nota di credito, si restituisce il denaro al cliente ed il gioco è fatto. Purtroppo nel caso di vendita certificata da scontrino fiscale le cose sono un pò più complicate.

Innanzitutto non è possibile emettere note di credito su vendite non certificate da fattura. Per la corretta procedura è necessario riferirsi a quanto previsto dalla risoluzione n. 219 del 2003 a sua volta richiamata successivamente da altre risoluzioni successive sullo stesso argomento (ad esempio la  n. 45 del 7 aprile 2005).
La procedura individuata prevede in sostanza l'emissione di uno scontrino negativo che dovrà essere sottratto dal totale degli scontrini giornalieri. Tuttavia l'emissione di uno scontrino del genere viene inserita in una complessa procedura amministrativa volta a permettere all'amministrazione finanziaria un agevole controllo.
La risoluzione prevede che insieme al bene debba essere ritirato anche lo scontrino originario che quindi deve essere obbligatoriamente conservato (anche per motivi di garanzia tra l'altro).
Il venditore dovrà poi aprire una "pratica di reso" e attribuirle un numero di identificazione. La pratica in questione conterrà tutti i dati ed i documenti relativi all'originaria operazione e alla sua risoluzione.
Dovrà poi essere ripreso in carico il bene oggetto di restituzione (eventualmente anche ai fini della contabilità di magazzino) annotando in contabilità la causale e il numero identificativo della pratica di reso.
A questo punto si potrà emettere lo scontrino di restituzione compilandolo alla voce "rimborso per restituzione vendita" anche qua con l'indicazione del numero identificativo della pratica di reso (immagino a mano visto che il registratore di cassa dubito abbia tale possibilità). Tale scontrino andrà poi riepilogato nel registro dei corrispettivi. Non contenti l'annotazione del numero di pratica dovrà essere annotata anche sullo scontrino di chiusura giornaliera.

A questo punto finalmente si potrà procedere a restituire il denaro non senza aver fatto firmare al cliente una ricevuta da conservare nella pratica.
Tutta la documentazione dovrà essere conservata fino alla scadenza del termine per l'accertamento dell'Iva.

Non c'è da stupirsi quindi che i negozi preferiscano quindi dare un buono omaggio in caso di restituzione. Sicuramente gli conviene a livello commerciale ma vogliono anche evitare il delirio di cui sopra.
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