venerdì 1 ottobre 2010

Rimborsi sprint se il fisco perde la lite

L'Agenzia delle Entrate ha emesso una circolare, la numero 49E del 1° ottobre 2010, dove affronta l'argomento dei rimborsi a seguito delle decisioni dei giudici tributari.

Chiariamo innanzitutto il problema. Siamo nel campo del contenzioso, l'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento e il contribuente l'ha impugnato di fronte alla Commissione Tributaria. In tal caso la pretesa del fisco non è autonomamente sospesa e viene richiesto il pagamento della metà dell'imposta (oggi con l'emissione di una cartella esattoriale, dal prossimo anno se nulla cambia il pagamento sarà richiesto direttamente dall'avviso di accertamento).
Il contribuente potrà chiedere, ove vi siano i presupposti, la sospensiva al giudice. Tuttavia il contribuente può dimenticarselo, il giudice non ritiene che sussistano i presupposti o il contribuente decide per non complicare la faccenda di pagare spontaneamente.

Quando il processo arriva a conclusione può accadere che il contribuente vinca, nel qual caso ha diritto al rimborso, oppure perda, nel qual caso dovrà versare il residuo del dovuto più sanzioni ed interessi. Esiste anche il caso in cui il giudice riconosca solo parzialmente le ragioni di accusa e difesa e abbassi la somma richiesta.

La circolare in oggetto richiama gli uffici a trattare in maniera equivalente le situazioni in cui il fisco deve rimborsare da quelle in cui deve riscuotere. In particolare dice:
Così come devono provvedere al recupero delle somme stabilite in sentenza, con pari tempestività, gli Uffici sono tenuti ad effettuare i rimborsi che, in base a pronunce giurisdizionali, spettano ai contribuenti.
Con la presente circolare si intende riproporre all’attenzione degli Uffici le disposizioni disciplinanti l’esecuzione delle sentenze che dispongono, anche indirettamente, l’erogazione di un rimborso a favore del contribuente.
La norma che regola l'argomento e che evidentemente viene spesso disattesa è il decreto legislativo n. 546 del 31 dicembre 1992, articoli 68 e 69.
Tale disposizione prevede, al comma 2 dell'articolo 68 che:
Se il ricorso viene accolto, il tributo corrisposto in eccedenza rispetto a quanto statuito dalla sentenza della commissione tributaria provinciale, con i relativi interessi previsti dalle leggi fiscali, deve essere rimborsato d'ufficio entro novanta giorni dalla notificazione della sentenza.
Non è pertanto necessario attendere che la sentenza diventi definitiva o che il contribuente faccia istanze o suppliche di qualsiasi genere. Una volta notificata la sentenza l'Ufficio deve autonomamente attivarsi per restituire il dovuto entro 90 giorni.
Esiste però una eccezione a tale comportamento, dettata dal successivo articolo 69. In sostanza riguarda i giudizi che hanno ad oggetto il rifiuto esplicito o tacito di restituzione di imposte, tributi o altre somme volontariamente pagate. Per tradurlo in termini semplici stiamo parlando, ad esempio, del classico ricorso per il rimborso dell'Irap. In tali situazioni il termine di 90 giorni dalla notifica non è utilizzabile ma è necessario che la sentenza passi in giudicato (se l'ufficio non si appella ci vuole oltre un anno in caso di inerzia del contribuente).
Anche in questo caso la circolare comunque sollecita ad agire in tempi rapidi per evitare il pagamento di interessi o azioni esecutive da parte del contribuente.
A questo punto non resta che sperare che gli Uffici locali rispettino davvero tale circolare, anche in considerazione del fatto che io aspetto il mio rimborso Irap da oltre 2 anni dalla brillante vittoria in Commissione Tributaria Provinciale.
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