martedì 19 ottobre 2010

Rimborsi su fatture di gas metano nei condomini

L'Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 108/E del 15 ottobre 2010 ha analizzato la questione del rimborso Iva sulle forniture di gas metano per i condomini.
Tutto nasce dal decreto legislativo n. 26 del 2007 che è andato a modificare la voce n. 127-bis della tabella A, parte III, allegata al Dpr n. 633 del 1972 (il Testo Unico Iva). Con tale modifica a far data dal 2008 si è previsto che le forniture di gas metano ad uso civile con un consumo annuo inferiore ai 480 metri cubi scontino l'aliquota del 10%.

La risoluzione in questione ha chiarito che nel caso di impianti centralizzati che servono quindi più utenze il limite di 480 metri cubi deve intendersi moltiplicato per il numero di soggetti serviti. In caso contrario si creerebbe una evidente disparità di trattamento solo per il fatto di avere un impianto centralizzato. Dice testualmente la risoluzione:
Con particolare riferimento al caso della somministrazione di gas metano per usi civili nei confronti di condomìni e cooperative di abitanti di edifici abitativi che utilizzano impianti di tipo centralizzato e collettivo, si precisa che il limite di 480 m.c. annui, stabilito ai fini della fruizione dell’aliquota del 10 per cento, di cui al n. 127-bis, va riferito alle singole utenze di ciascuna delle unità immobiliari che costituiscono il condominio o la cooperativa di abitanti.
In altri termini, per quanto concerne il profilo quantitativo, il beneficio compete sino al raggiungimento del limite massimo annuale di 480 metri cubi con riferimento a ciascuna delle utenze del condominio o cooperativa di abitanti di edifici abitativi.
Ne consegue che, in presenza di un impianto centralizzato, il limite di 480 mc deve essere moltiplicato per il numero delle unità immobiliari il cui impianto di riscaldamento è allacciato all’impianto centralizzato.  
Sorge a questo punto il problema del rimborso per l'Iva versata in eccesso relativa a 2008, 2009 e una parte del 2010. L'Agenzia delle Entrate con una mossa veramente abile se ne lava completamente la mani, affermando che il rimborso dell'Iva deve essere chiesto al fornitore di gas.
Pertanto, gli utenti del servizio potranno chiedere, ricorrendone i presupposti, la restituzione dell'importo corrispondente alla maggiore IVA ad essi addebitata direttamente alla società che eroga il gas metano.
Il termine per chiedere il rimborso dovrebbe essere quello per la normale prescrizione e cioè 10 anni.
A questo punto arriva però il colpo di genio dell'Agenzia che afferma:
L’eccezionalità della situazione che si è determinata a seguito della presente pronuncia e la connessa necessità di evitare che a seguito della stessa possano verificarsi indebiti arricchimenti, porta ad escludere che possano essere utilizzati, per ottenere il rimborso dell'imposta a suo tempo applicata in misura eccedente il 10 per cento, i meccanismi ordinari di variazione delle fatture, disciplinati dall'articolo 26 del DPR n. 633 del 1972.
Appare, invece, necessario il ricorso alla procedura di cui all'articolo 21 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, il quale stabilisce, al comma 2, che la domanda di restituzione di tributi non dovuti "in mancanza di disposizioni specifiche, non può essere presentata dopo due anni dal pagamento, ovvero, se posteriore, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione", sempre che il diritto alla restituzione non sia prescritto.
Quindi da una parte abbiamo gli utenti che possono chiedere il rimborso dal 2008, dall'altra la società fornitrice di gas metano che non può più richiedere l'Iva dopo due anni dal pagamento (ex articolo 21 comma 2, decreto legislativo n. 546 del 31 dicembre 1992). In sostanza ci vanno a rimettere quasi tutta l'eccedenza Iva del 2008. Non contenta l'Agenzia chiede naturalmente prima di effettuare il rimborso che la società fornisca anche la prova della restituzione della maggiore Iva al cliente.
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