martedì 5 ottobre 2010

Trattamento Iva dell'apicoltura

Recentemente mi è capitato di approfondire l'argomento per conto di un cliente. Devo ammettere che non avevo mai prestato molta attenzione ai regimi speciali agricoli ma sicuramente si tratta di situazioni piuttosto diffuse sul territorio nazionale.

Per quanto riguarda l'aspetto Iva è necessario fare riferimento all'articolo 34 del DPR n. 633 del 26 ottobre 1972 titolato Regime speciale per i produttori agricoli, oltre naturalmente ai principi generali fissati dal testo unico iva. L'apicoltura (intesa come "conduzione zootecnica delle api") è stata infatti riconosciuta ed inserita tra le attività agricole dalla legge n. 313 del 24 dicembre 2004 con effetto dal 1º gennaio 2005. Pertanto tutti coloro che svolgono l'attività di vendita di miele in maniera non occasionale devono aprire una posizione presso l'Agenzia delle Entrate ed ottenere la relativa partita Iva entro 30 giorni dall'effettivo inizio dell'attività. Gli imprenditori individuali già in possesso di partita Iva non dovranno far altro che comunicare la nuova attività in aggiunta alla precedente. Il codice ATECO è lo 01.49.30 apicoltura, il modello è l'AA9/10 reperibile presso il sito dell'AdE. Non ci sono caselle particolari da barrare per il regime agricolo e l'unica accortezza è quella di indicare il volume d'affari presunto poiché in base ad esso scattano determinati adempimenti.

Il regime speciale agricolo prevede che l'Iva da portare in detrazione (Iva a credito) nelle liquidazioni periodiche e poi nella dichiarazione annuale sia determinata in via forfettaria (senza considerare quindi gli acquisti effettivamente effettuati) applicando all'imponibile delle vendite una apposita aliquota detta "di compensazione" determinata da apposite tabelle emanate dal Ministero delle Finanze in concerto con il Ministero dell'Agricoltura. L'Iva sulle vendite viene invece determinata applicando le normali aliquote ordinarie. Tale meccanismo è applicato solamente a specifici tipi di prodotto. Esistono infatti prodotti legati all'allevamento delle api che non beneficiano di alcuna agevolazione (vedi lista sotto).

Facciamo un piccolo esempio. Ipotizziamo di aver venduto 11.000 euro di miele nell'anno. L'Iva su tale vendita ammonta a 1.000 euro che in teoria dovrei riversare. Utilizzando la percentuale di compensazione determino però una imposta a credito pari al 8,8% dell'imponibile delle vendite (10.000 euro) e quindi pari a 880 euro. Il risultato è che l'Iva da versare allo Stato sarà solamente di 120 euro (10%-8,8% = 1,2%), un'inezia in pratica. Per semplicità basta dire che si versa l'Iva risultante dalla differenza tra aliquota ordinaria sulle vendite e aliquota di compensazione.
Naturalmente sarà necessario predisporre tutti i normali adempimenti Iva (registro dei corrispettivi, registro delle vendite, liquidazioni periodiche, dichiarazione annuale, ecc.).
L'accesso al regime speciale dell'agricoltura comporta inoltre l'esenzione dal rilasciare per le cessioni a privati scontrino o ricevuta fiscale secondo quanto previsto dell'articolo 12, comma 2 della legge n. 413 del 1991.

Di seguito una lista riepilogativa aggiornata ad ottobre 2010.

Prodotti rientrante nella tabella A parte I
  • Miele naturale - aliquota di compensazione 8,8% aliquota ordinaria 10%
  • Cera d'api greggia - aliquota di compensazione 8,8% aliquota ordinaria 10% 
  • Idromele - aliquota di compensazione 4% aliquota ordinaria 20% 
  • Alveari (inteso come famiglie d'api) - aliquota di compensazione 7,3% aliquota ordinaria 10% 
  • Api - aliquota di compensazione 7,3% aliquota ordinaria 10% 
  • Propoli (se classificabile quale cera d'api greggia) - aliquota di compensazione 8,8% aliquota ordinaria 10%
  • Polline - aliquota di compensazione 4% aliquota ordinaria 10% 
Prodotti non rientranti nella tabella A o collegati al mondo dell'apicoltura
  • Servizi di impollinazione - aliquota ordinaria 20%
  • Pappa reale (pura) - aliquota ordinaria 20%
  • Pappa reale con miele - aliquota ordinaria 10%
  • Propoli (se classificabile quale cera d'api non greggia) - aliquota ordinaria 20%
Le imprese che effettuano occasionalmente cessione di prodotti non agevolati dovranno tenere gli importi distinti sia in sede di liquidazione periodica che di annuale. Nella liquidazione Iva di tali prodotti potrà essere portata in detrazione solo l'Iva di beni o servizi direttamente correlati a tali cessioni, con esclusione quindi dell'Iva sui costi indivisibili. Nel caso in cui le operazioni diverse diventassero sistematiche sarebbe necessario istituire una vera e propria contabilità separata. L'articolo 34 in merito afferma:
Se il contribuente, nell'ambito della stessa impresa, ha effettuato anche operazioni imponibili diverse da quelle indicate nel comma 1, queste sono registrate distintamente e indicate separatamente in sede di liquidazione periodica e di dichiarazione annuale. Dall'imposta relativa a tali operazioni si detrae quella relativa agli acquisti e alle importazioni di beni non ammortizzabili e ai servizi esclusivamente utilizzati per la produzione dei beni e dei servizi che formano oggetto delle operazioni stesse.

Nel caso in cui l'apicoltore (o più in generale il produttore agricolo) avesse un volume d'affari inferiore a 7.000 euro annui è previsto una ulteriore semplificazione detta "regime di esonero". In tale regime non ci sono sostanzialmente adempimenti documentali o dichiarativi ivi compreso il versamento dell'imposta. L'unico obbligo è quello di conservare le fatture di vendita fatte. Nel caso in cui l'acquirente sia un'impresa quest'ultima dovrà autofatturarsi i prodotti acquistati con una aliquota pari alla differenza tra aliquota ordinaria e aliquota di compensazione e consegnare copia del documento al produttore. Le cessioni devono essere costituite almeno per 2/3 da prodotti appartenenti alla prima parte della tabella A.
I produttori agricoli che nell'anno solare precedente hanno realizzato o, in caso di inizio di attività, prevedono di realizzare un volume d'affari non superiore a 7.000 euro, costituito per almeno due terzi da cessioni di prodotti di cui al comma 1, sono esonerati dal versamento dell'imposta e da tutti gli obblighi documentali e contabili, compresa la dichiarazione annuale, fermo restando l'obbligo di numerare e conservare le fatture e le bollette doganali a norma dell'articolo 39. I cessionari e i committenti, se acquistano i beni o utilizzano i servizi nell'esercizio dell'impresa, devono emettere fattura, con le modalità e nei termini di cui all'articolo 21, indicandovi la relativa imposta, determinata applicando le aliquote corrispondenti alle percentuali di compensazione, consegnarne copia al produttore agricolo e registrarla separatamente a norma dell'articolo 25. Le disposizioni del presente comma cessano comunque di avere applicazione a partire dall'anno solare successivo a quello in cui e' stato superato il limite di 7.000 euro a condizione che non sia superato il limite di un terzo delle cessioni di altri beni. I produttori agricoli hanno facoltà di non avvalersi delle disposizioni del presente comma.
Nel caso di superamento del limite di 7.000 euro il produttore rientra nel regime speciale ordinario a partire dall'anno successivo. Se non viene raggiunto il limite di 2/3 di prodotti appartenenti alla tabella A si rientra nel regime non esonerato direttamente nell'anno in corso (con obbligo quindi di riversare tutta l'Iva, tenere i registri Iva, ecc.).

I due regimi che abbiamo visto sono entrambi opzionali nel senso che il produttore pur avendo un volume d'affari inferiore a 7.000 euro può scegliere di utilizzare il regime speciale completo o addirittura di passare al regime Iva ordinario (quello utilizzato dalle normali imprese commerciali per intendersi). Stessa cosa per chi si trova nel regime speciale e vuole passare al regime ordinario.
Posta un commento