martedì 25 settembre 2012

Beni concessi in uso ai soci: i chiarimenti dell'Agenzia

L'Agenzia delle Entrate con la circolare n. 36 del 2012 (che potete trovare integralmente qua) ha cercato di rispondere ad alcune problematiche inerenti alla disciplina della tassazione dei beni concessi in uso a soci o familiari.

La Circolare tratta innanzitutto il caso delle imprese individuali o di altri soggetti trasparenti (soc. persone o srl con la specifica opzione). In questo caso se si operasse la tassazione del valore normale sul socio o sull'imprenditore e il recupero a tassazione dei costi sull'impresa assisteremo ad una doppia tassazione in quanto i costi indeducibili produrrebbero un maggior reddito aggiuntivo.
La soluzione dell'Agenzia è quella di escludere dal valore normale da tassare la quota di reddito già imputata per trasparenza. La circolare riporta il seguente esempio:

Si supponga a titolo di esempio che una società, alla quale partecipino due soci ciascuno per una quota pari al 50 per cento, conceda in godimento ad uno dei soci un bene immobile strumentale ad un corrispettivo inferiore al valore normale del diritto di godimento e che l’impresa abbia sostenuto dei costi in relazione a tale bene. Il reddito diverso da assoggettare a tassazione è determinato come segue:
• valore normale del diritto di godimento:  € 10.000,00;
• corrispettivo pattuito per il godimento: € 5.500,00;
• costi indeducibili relativi al bene: € 2.000,00;
• differenza tra valore normale del diritto di godimento e corrispettivo pattuito: 4.500,00 (10.000,00 – 5.500,00);
• reddito d’impresa da attribuire al socio che detiene il bene in godimento corrispondente ai costi indeducibili:  € 2.000,00;
• reddito diverso da assoggettare a tassazione: € 2.500,00 (4.500,00 – 2.000,00).
Il maggior reddito andrà, secondo l'Agenzia attribuito solo al socio che utilizza l'auto.

Nel caso in cui abbiamo a che fare con costi limitati da disposizioni di legge, come ad esempio quelli sulle autovetture, dobbiamo partire da quanto sancito dalla circolare 24/E del giugno 2012 e cioè che in questo caso non opera la penalità dell'indeducibilità dei costi per l'impresa concedente. Di conseguenza è necessario sottrarre dal reddito diverso solo il maggior reddito derivante dal costo indeducibile attribuito a quel singolo socio. Di nuovo ecco l'esempio riportato dalla circolare:

Si supponga ad esempio che una società, alla quale partecipino due soci ciascuno per una quota pari al 50 per cento, detenga un’autovettura utilizzata gratuitamente da uno di essi e che l’impresa abbia sostenuto dei costi in relazione a tale bene. Il reddito diverso da assoggettare a tassazione è determinato come segue:
• valore normale del diritto di godimento: € 800,00;
• corrispettivo pattuito per il godimento: € 0;
• costi relativi al bene: € 1.000,00.
• differenza tra valore nomale del diritto di godimento e corrispettivo pattuito: 800,00;
• costi indeducibili relativi al bene € 400,00 (40% di 1.000,00);
• reddito d’impresa da attribuire ai due soci a prescindere dall'utilizzo del bene corrispondente ai costi indeducibili: € 400,00;
• reddito diverso da assoggettare a tassazione: € 600,00 [€800,00 - €200,00 (maggior reddito d’impresa, imputato al socio utilizzatore, relativo a costi indeducibili)].

Infine l'ultima parte della circolare prende in esame il caso dei tassisti e simili, esentandoli in sostanza da tutta questa normativa. Il legislatore, per determinati beni, ha riconosciuto l’integrale deducibilità dei relativi costi anche quando gli stessi, per loro natura, possono essere utilizzati promiscuamente (art. 164 TUIR sulle autovetture adibite ad uso pubblico il quale stabilisce la deducibilità dell’intero ammontare dei componenti negativi).

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