martedì 11 settembre 2012

Riforma Fornero: nuova disciplina delle dimissioni

Con la legge n. 92 del 2012 (articolo 4, commi 16 - 23) è stato profondamente modificato e complicato il meccanismo delle dimissioni del lavoratore dipendente. Tutto ciò con lo scopo lodevole di combattere il fenomeno delle cosiddette dimissioni in bianco ma producendo un notevole aggravio burocratico e una serie di situazioni particolari ancora di dubbia soluzione.

Il regime precedente alla riforma Fornero prevedeva che le dimissioni potevano essere portate a conoscenza del datore di lavoro con qualsiasi mezzo ed erano immediatamente efficaci.
Adesso la lettera di dimissioni è solo il punto iniziale della procedura. Una volta ricevute le dimissioni o firmata la risoluzione consensuale del rapporto il datore di lavoro deve inviare entro 30 giorni al lavoratore una lettera inviata al suo domicilio o consegnando un invito a mano facendosi sottoscrivere la ricevuta dal dipendente. Con tale lettera il dipendente sarà invitato a confermare la propria volontà di lasciare il posto di lavoro attraverso:
  • presentazione alla direzione territoriale del lavoro o al Centro per l'impiego o presso altre sede individuate dalla contrattazione collettiva (es. sedi sindacali per convalidare le dimissioni)
  • sottoscrizione di una dichiarazione in calce alla ricevuta di trasmissione della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro che l'azienda è obbligata ad inviare al Centro per l'impiego entro cinque giorni
Trascorsi 30 giorni senza che il dipendente abbia ricevuto la lettera di cui sopra le dimissioni non sono valide e il rapporto di lavoro continua ininterrotto.

Il dipendente da parte sua, entro 7 giorni dal ricevimento della comunicazione di cui sopra, può:
  • convalidare le proprie dimissioni presso Centro per l'impiego, Direzione territoriale del lavoro o altri sedi individuate;
  • convalidare le proprie dimissioni sottoscrivendo una dichiarazione in calce alla comunicazione di cessazione del rapporto effettuata dal datore di lavoro al Centro per l'impiego;
  • non fare niente. In tale evenienza il rapporto di lavoro si considera risolto;
  • revocare le proprie dimissioni offrendo le proprie prestazioni al datore di lavoro. La norma (comma 21) non prevede forme particolari, stabilendo che la revoca può essere comunicata in qualsiasi forma, anche scritta. Nel caso in cui il dipendente non abbia lavorato nel periodo tra le dimissioni e la revoca non ha diritto ad alcun compenso.
Quindi dal momento della ricezione della lettera con cui viene richiesta la convalida delle dimissioni (da ricevere entro 30 giorni) il dipendente ha 7 giorni per revocarle. In tal modo se rende sostanzialmente inutile la firma delle dimissioni in bianco che rappresentano solamente il primo step della procedura.

La normativa introduce altre due importanti novità. Il periodo di tutela per la gravidanza e la maternità, nel quale si richiede la convalida delle dimissioni presso l'Ispettorato del lavoro è esteso dal primo al terzo anno di vita del bambino.

Infine sono state previste sanzioni aggravate per l'utilizzo delle dimissioni in bianco dei dipendenti, da 5.000 a 30.000 euro oltre eventuali conseguenze di carattere penale (la fattispecie configura secondo la giurisprudenza il reato di estorsione).

Di seguito il testo delle norme in questione:
16. Il comma 4 dell'articolo 55 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, è sostituito dal seguente: «4. La risoluzione consensuale del rapporto o la richiesta di dimissioni presentate dalla lavoratrice, durante il periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante i primi tre anni di vita del bambino o nei primi tre anni di accoglienza del minore adottato o in affidamento, o, in caso di adozione internazionale, nei primi tre anni decorrenti dalle comunicazioni di cui all'articolo 54, comma 9, devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali competente per territorio. A detta convalida è sospensivamente condizionata l'efficacia della risoluzione del rapporto di lavoro».
17. Al di fuori dell'ipotesi di cui all'articolo 55, comma 4, del citato testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, come sostituito dal comma 16 del presente articolo, l'efficacia delle dimissioni della lavoratrice o del lavoratore e della risoluzione consensuale del rapporto è sospensivamente condizionata alla convalida effettuata presso la Direzione territoriale del lavoro o il Centro per l'impiego territorialmente competenti, ovvero presso le sedi individuate dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.
18. In alternativa alla procedura di cui al comma 17, l'efficacia delle dimissioni della lavoratrice o del lavoratore e della risoluzione consensuale del rapporto è sospensivamente condizionata alla sottoscrizione di apposita dichiarazione della lavoratrice o del lavoratore apposta in calce alla ricevuta di trasmissione della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro di cui all'articolo 21 della legge 29 aprile 1949, n. 264, e successive modificazioni. Con decreto, di natura non regolamentare, del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, possono essere individuate ulteriori modalità semplificate per accertare la veridicità della data e la autenticità della manifestazione di volontà della lavoratrice o del lavoratore, in relazione alle dimissioni o alla risoluzione consensuale del rapporto, in funzione dello sviluppo dei sistemi informatici e della evoluzione della disciplina in materia di comunicazioni obbligatorie.
19. Nell'ipotesi in cui la lavoratrice o il lavoratore non proceda alla convalida di cui al comma 17 ovvero alla sottoscrizione di cui al comma 18, il rapporto di lavoro si intende risolto, per il verificarsi della condizione sospensiva, qualora la lavoratrice o il lavoratore non aderisca, entro sette giorni dalla ricezione, all'invito a presentarsi presso le sedi di cui al comma 17 ovvero all'invito ad apporre la predetta sottoscrizione, trasmesso dal datore di lavoro, tramite comunicazione scritta, ovvero qualora non effettui la revoca di cui al comma 21.
20. La comunicazione contenente l'invito, cui deve essere allegata copia della ricevuta di trasmissione di cui al comma 18, si considera validamente effettuata quando è recapitata al domicilio della lavoratrice o del lavoratore indicato nel contratto di lavoro o ad altro domicilio formalmente comunicato dalla lavoratrice o dal lavoratore al datore di lavoro, ovvero è consegnata alla lavoratrice o al lavoratore che ne sottoscrive copia per ricevuta. 
21. Nei sette giorni di cui al comma 19, che possono sovrapporsi con il periodo di preavviso, la lavoratrice o il lavoratore ha facoltà di revocare le dimissioni o la risoluzione consensuale. La revoca può essere comunicata in forma scritta. Il contratto di lavoro, se interrotto per effetto del recesso, torna ad avere corso normale dal giorno successivo alla comunicazione della revoca. Per il periodo intercorso tra il recesso e la revoca, qualora la prestazione lavorativa non sia stata svolta, il prestatore non matura alcun diritto retributivo. Alla revoca del recesso conseguono la cessazione di ogni effetto delle eventuali pattuizioni a esso connesse e l'obbligo in capo al lavoratore di restituire tutto quanto eventualmente percepito in forza di esse. 
22. Qualora, in mancanza della convalida di cui al comma 17 ovvero della sottoscrizione di cui al comma 18, il datore di lavoro non provveda a trasmettere alla lavoratrice o al lavoratore la comunicazione contenente l'invito entro il termine di trenta giorni dalla data delle dimissioni e della risoluzione consensuale, le dimissioni si considerano definitivamente prive di effetto.
23. Salvo che il fatto costituisca reato, il datore di lavoro che abusi del foglio firmato in bianco dalla lavoratrice o dal lavoratore al fine di simularne le dimissioni o la risoluzione consensuale del rapporto, è punito con la sanzione amministrativa da euro 5.000 ad euro 30.000. L'accertamento e l'irrogazione della sanzione sono di competenza delle Direzioni territoriali del lavoro. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689.
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